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Reporting di sostenibilità: cosa sapere

Le aziende stanno diventando sempre più consapevoli dell'impatto che hanno sull'ambiente, sulla società e sulle generazioni future. Oggi, il reporting di sostenibilità è diventato, anche grazie alla normativa, uno degli elementi centrali di ogni strategia di sostenibilità aziendale.

reporting di sostenibilità

Il reporting di sostenibilità è un processo fondamentale che le imprese utilizzano per comunicare in modo trasparente le proprie performance e azioni relative agli aspetti economici, sociali e ambientali. Consente alle aziende di evidenziare come stanno gestendo le sfide e le opportunità legate alla sostenibilità. Mostra il loro impegno verso la responsabilità sociale e ambientale. Fornisce una panoramica completa delle politiche, delle iniziative e degli impatti dell’azienda. Consente agli stakeholder di valutare come l’impresa si stia attivando per generare valore condiviso e contribuire a un futuro più sostenibile. 
Attraverso il reporting di sostenibilità, le aziende possono illustrare le proprie azioni per ridurre l’impatto ambientale, promuovere il benessere sociale e gestire in modo responsabile le questioni di governance.
Ma soprattutto è diventato lo strumento attraverso il quale l’azienda è in grado di rendere conto del proprio operato con l’assunzione di responsabilità sintesi del termine inglese accountability.

Reporting di sostenibilità: l’evoluzione nel tempo

Negli anni ’70, le organizzazioni ambientaliste hanno iniziato a sollevare l’attenzione pubblica sui problemi ecologici e sulle conseguenze negative dell’attività umana sull’ambiente. Questo ha portato le prime imprese a considerare la propria responsabilità ambientale e a cercare di comprendere l’impatto sul pianeta attraverso la propria attività. Inizialmente le aziende guardavano ad aspetti più strettamente ambientali. Negli anni ’80, si è diffuso il concetto di “triple bottom line” (triplice risultato) elaborato per la prima volta da John Elkington, imprenditore ed economista britannico e pioniere del movimento per la sostenibilità globale. Questo concetto ha ampliato il tradizionale focus aziendale legato al solo profitto, includendo anche le dimensioni sociale e ambientale. Ed ha sottolineato l’importanza di misurare le prestazioni aziendali in termini di profitti, persone e pianeta. Negli anni successivi diverse organizzazioni hanno iniziato a sviluppare linee guida e veri e propri standard per il reporting di sostenibilità.

In particolare il Global Reporting Initiative (GRI) fondato nel 1997, ha creato un quadro di riferimento per la rendicontazione sostenibile. Ha fornito, così, indicazioni sulle questioni chiave da considerare e sui dati da comunicare. In particolare, il GRI comprende 3 standard di carattere generale (Universal Standard) applicabili a tutte le organizzazioni e 35 standard specifici (Topic Specific Standard) per le tre dimensioni della sostenibilità (economica, sociale e ambientale). Questi sono il principale riferimento internazionale per le imprese, che ne utilizzano gli indicatori o KPI (Key Performance Indicators) per raccogliere le informazioni all’interno della propria organizzazione.

Oggi, il reporting di sostenibilità si è evoluto in un processo strutturato e disciplinato. C’è. infatti, una vasta gamma di standard e linee guida disponibili, oltre il GRI, ricordiamo l’International Integrated Reporting Council (IIRC) e lo Sustainability Accounting Standards Board (SASB). Allo stesso tempo, molte borse valori hanno introdotto requisiti di disclosure sulla sostenibilità per le aziende quotate. Mentre i paesi hanno adottato regolamenti che richiedono alle aziende di rendere conto delle proprie performance in termini di sostenibilità.

Normativa e accountability

Sul piano normativo un passaggio significativo è stata l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 254/2016 che a sua volta ha recepito la Direttiva Europea 2014/95/UE nota anche come Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria.  

Il Decreto ha introdotto importanti obblighi di reporting di sostenibilità per le grandi imprese italiane, rendendo la rendicontazione non finanziaria un elemento essenziale. Questa normativa è stata introdotta proprio per promuovere la sostenibilità, la trasparenza o accountability nell’ambito aziendale. L’obiettivo è favorire un cambiamento culturale che incoraggi le imprese a considerare in modo più ampio gli impatti delle proprie attività sulla società e sull’ambiente.

Le aziende che per visibilità e importanza economica, sono soggette a specifiche forme di revisione legale come le società quotate in borsa e che hanno un numero di dipendenti superiore a 500 e un totale dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro o ricavi di almeno 40 milioni di euro, sono tenute a redigere la dichiarazione non finanziaria. E sono in questo modo soggette a verifica da parte di un soggetto autorizzato e sono tenute ad effettuare la revisione legale del bilancio.
Il Decreto, inoltre, prevede che anche le altre imprese non sottoposte all’obbligo come le PMI possano presentare una dichiarazione in forma volontaria e semplificata. Queste, infatti, possono essere considerate in conformità con la normativa senza essere soggette a controlli.
L’accordo di New York del 2015  ha portato alla definizione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, attraverso la definizione di 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals o SDGs). Gli SDG sono oggi un riferimento fondamentale e sono inseriti anche all’interno del Global Compact, il Patto mondiale delle Nazioni Unite per futuri cambiamenti da sostenere nel settore privato per il raggiungimento degli obiettivi SDGs entro il 2030.Dal 10 marzo 2021 è anche in vigore il Regolamento europeo 2019/2088 SFDR – “Sustainable Finance Disclosure Regulation” che stabilisce norme sulla trasparenza in tema di integrazione dei rischi di sostenibilità ovvero degli eventi di tipo ambientale, sociale e di governance che potrebbero provocare un impatto negativo sul valore dell’investimento.

L’importanza del reporting di sostenibilità

Il reporting di sostenibilità riveste un ruolo cruciale nella trasformazione aziendale verso la sostenibilità. I motivi principali sono dovuti al fatto che:

  • Consente alle aziende di essere trasparenti riguardo alle proprie azioni e alle loro conseguenze e di comunicare come l’organizzazione influenza ed è influenzata dallo sviluppo sostenibile.
  • Coinvolge gli stakeholder, come investitori, clienti, fornitori e comunità locali, fornendo loro informazioni chiare sui progressi aziendali verso la sostenibilità. Questo coinvolgimento consente di costruire fiducia e relazioni a lungo termine con le parti interessate, creando valore condiviso.
  • Richiede la raccolta e l’analisi di dati significativi. Questi dati possono fornire informazioni preziose per la pianificazione strategica e l’ottimizzazione delle operazioni aziendali. Il reporting aiuta le aziende a identificare le aree di miglioramento. Permette di prendere decisioni più informate per ridurre l’impatto negativo e massimizzare l’impatto positivo. E infine, aiuta a confrontare la performance nel tempo, sia all’interno della stessa organizzazione che fra organizzazioni diverse
  • Crea conformità normativa: In molti paesi, il reporting di sostenibilità è diventato obbligatorio per le grandi imprese. Adempiere agli obblighi normativi in materia di reporting aiuta le aziende a evitare sanzioni legali. Inoltre, permette di adottare buone pratiche che possono migliorare la loro reputazione e competitività sul mercato.

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